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La storia buffa di Wonderwall e delle pecore raccontata da Noel

 L'album è pieno di canzoni memorabili, ma di certo Wonderwall è quella che tutti amano di più, la "signature song" della band: "Si, ricordo le pecore, un sacco di pecore che mi guardavano mentre facevo Wonderwall, non so se avevo più paura io di loro o loro di me. Era aprile, maggio, ma faceva un freddo fottuto. E io ho detto al tecnico del suono Owen, 'ho questa canzone che si chiama Wonderwall e vorrei registrarla davanti a un muro'. Uscimmo fuori, Charles Ward era preoccupato, venti sterline di microfono e poteva iniziare a piovere. E ricordo che avevo freddo e dissi al tecnico 'ho avuto un'idea di merda'. E lui mi disse 'no, ha un suono pazzesco. Ed è vero e all'inizio puoi sentire anche gli uccelli che cantano…".

Scrivere un brano come Wonderwall può essere impegnativo, ma Gallagher nell'intervista conferma quello che ogni altro grande autore sa, ovvero che non c'è alcuna regola, che nessuno sa cosa può accadere a una canzone mentre la sta scrivendo: "Sa una parte il tuo ego è del tipo 'sono il più grande" e tu pensi che ogni cosa che fai sia buona. Poi c'è l'altra parte di te che ci ripensa e rimette in discussione tutto. L'ho detto tante volte, se avessi immaginato il successo di Wonderwall o Don't Look Back in Anger, non le avrei mai finite, sarei stato su a rimuginarci di continuo, le avrei cambiate mille volte senza trovare una fine".

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